Una fotografia di Paese

‘Sti signori di Gorino.

Prima di tutto, la sfiga. Una volta che tirano su addirittura le barricate che manco Budapest nel ’56, pronti ad affrontare tank ed autoblindo, che son lì pronti con gli slogan da gridare tutti impettiti per respingere l’invasione dell’orda nera, col capobastone locale della Lega che si bagna al solo pensiero di guadagnarsi un posticino nel Paradiso Social di Salvini: ma che cazzo, arrivano solo donne e bambini.

Ma la sfiga in certi casi l’aiuta la stupidità: una volta che ti organizzi in forze e ti prepari all’iniziativa estrema, porca miseria, verifica che chi ti arriva abbia un profilo che si presta ai tuoi fini, sennò finisci mediaticamente a fare il Comunardo, e non parlo di Parigi nel 1871. Roba che pure la Meloni ha difficoltà a difendervi (sbagliato: li ha ovviamente difesi, livello facepalm sulla reazione della neomamma +430%).

Ed infine, la sfiga l’aggrava l’ottusità e la vigliaccheria, perché quando ti sei accorto che sui mezzi ci sono solo donne e bambini, forse è il caso di abbandonare il piano iniziale, di smetterla con la rissa e di tornartene a casa, dove magari riuscirai a sentirti più facilmente uomo (anche nel senso di umano, ma non solo).

Tutto questo non per dire che se nei pullman ci fossero stati ventenni maschi allora le barricate andavano bene, tutt’altro, ma per rilevare il livello di irrazionalità, miseria e bassezza ormai raggiunto dalla campagna d’odio serpeggiante tra i disperati (nel senso di senza speranza) italiani, spesso vittime della propria autorappresentazione o di quella che gli forniscono i soliti tribuni.

Una rappresentazione paranoica che in un area marginale e depressa (immaginatevi l’allegria dei migranti, a finir relegati laggiù, tra le paludi e nel caigo di ottobre) rende plausibile la cacciata di una ventina tra donne e bambini da una frazione che è costituita per quasi il 50% da ultracinquantenni, in un Comune che è in precipitoso calo demografico fin da inizio anni ‘90 (- 12% circa in 15 anni, stando ai dati istat).

È una comunità che pensa di difendere se stessa mentre in realtà rinuncia ad un occasione che potrebbe rivitalizzarla: preferisce così arrendersi, fingendo di combattere, a quella lenta morte – economica, sociale, culturale e demografica – a cui sembra inesorabilmente destinata.

A Gorino, in fin dei conti, c’è un’Italia in miniatura: con le sue sfighe, le sue stupidità e la sue vigliaccherie. E forse il suo destino.

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