Pippa

E dunque Civati se ne va. Non so, francamente, se del suo abbandono si parlerà per molto tempo: mi obbligo quindi a scrivere qui ed ora, di getto. E forse è pure meglio, perché per quanto mi riguarda tutto questo è connesso forse più ad aspetti emotivi che razionali: e dunque l’immediatezza si giustifica.

Sembrano molti i motivi per cui Civati molla. Ma nella sua lettera di saluto Pippo dice, soprattutto, che a Renzi – o al PD targato Renzi – manca la coerenza. A lui invece non manca la coerenza senz’altro: a lui manca la costanza. O la pazienza. O la perseveranza. Chiamala come vuoi: quella stessa caratteristica che ha portato Renzi dove sta, dopo aver preso staffilate per anni dalla Ditta (all’inizio, peraltro, in compagnia proprio di Pippo) e dopo aver perduto (anche lui, come l’altro) le primarie. Anche lui vissuto con fastidio e deriso dalla maggioranza: il ragazzetto, il rottamatore, il piacione. Ma non si è arreso: ha continuato insomma ad insistere, a perseverare, rimanendo minoranza NEL partito e pure contestando quella leadership maggioritaria NEL partito. Era evidentemente convinto di avere buone idee ed un buon metodo che, nel tempo e con un po’ di fortuna, avrebbero portato frutto e consentito di invertire i ruoli. E così è stato.

Ma Pippo no, non ci sta. Per coerenza. E per mancanza di perseveranza. Preferisce scegliersi la parte dell’ennesimo fuoriuscito, ovviamente dando la colpa alla maggioranza del Partito: mentre invece una minoranza spezzata in due o tre tronconi – alla faccia dell’autocritica – è senz’altro il motivo primo della predominanza di Renzi all’interno di quello stesso Partito.

Epperò io Pippo ce lo volevo dentro – nel PD – e mi sentivo tutelato dalla sua presenza, seppur di minoranza: perché ha buone idee, perché si circonda di persone valide e perché mi pareva potesse – col tempo e con la perseveranza – rappresentare una valida alternativa alla leadership attuale. Una volta che avesse raccolto il consenso attorno a sé. Cosa che per ora non era successa, per mancanza di tempo e di perseveranza. Certo, il raggiungimento di questo consenso non era e non è una cosa facile: sia perché Civati è più di sinistra del mainstream nazionale, sia per una certa sua rigida coerenza (che è un valore ma che può diventare un ostacolo, quando cerchi il consenso di molti). Ma era comunque possibile. Condivido molte opinioni di Civati, e molte non ne condivido di Renzi: ed era proprio per questo che contavo su di lui, perché continuasse a lottare – insistendo a viso aperto, come ha sempre fatto, sulle sue idee – per quando (e se) il progetto di Renzi si fosse dimostrato (anche qui, dando tempo al tempo) non condivisibile o fallimentare.

Ma Pippo ha gettato la spugna, a quanto pare, lasciando anche molti orfani nel partito (tra i quali, quantomeno in prospettiva, sento di esserci anch’io). Davvero l’ipotesi dell’ascolto degli astensionisti e degli insegnanti e che ne so della CGIL potrà portarlo (e portarci) da qualche parte? Non lo so: temo che l’insieme di idee, rapporti e persone che Civati ha condotto avanti sin qui, da attuale minoranza in un partito, possa rapidamente regredire in assenza, al di fuori di esso. Spero sinceramente che questo non avvenga: ma se ne son visti tanti così, non sono ottimista.

E badate bene che non ho tirato fuori l’argomento malizioso – perché in fondo non ci credo – ma che può ben vedersi sul piatto della bilancia: con SEL e Vendola in evidente crisi, si apre infatti la praterietta del garantito consenso desinistrasinistra, giusto in tempo per organizzarsi in vista delle elezioni del 2016.
Sarebbe un peccato, per uno che poteva esser tanto, finire in così poco.

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