Roulette Russa

È difficile comprendere quale sia l’origine della “nuova” politica putiniana di grendeur internazionale, ovvero se si tratti di uno sviluppo imprevisto, dettato da circostanze sopravvenute – anche se in buona parte prevedibili – o se il tutto non sia invece la proiezione all’esterno di una volontà di potenza, quasi una fase 2 di uno sviluppo di potere interno, fin qui consolidatosi nel corso di un decennio di governo. Connessa con l’origine di questa politica è l’ancor più problematica (e misteriosa) questione dei suoi fini, e dunque dei suoi limiti.

Limitandosi alla sfera di interesse strettamente occidentale (Caucaso ed Europa orientale), il catalogo delle iniziative fin qui avviate da Putin sul piano internazionale – e peraltro in massima parte sin qui coronate dal successo – presenta un discreto elenco, allungatosi con una decisa accelerazione negli ultimi anni. La “difesa” di Abkhazia ed Ossezia con la Guerra Georgiana, la presa della Crimea, la separazione de facto del Donbass, senza dimenticare questioni “minori” quali quelle della Transnistria o del Nagorno Karabakh, dove la Russia si finge, di volta in volta, quale disinteressato mediatore o affezionato padrino di incorreggibili discoli.

Dovendo trovare i tratti comuni a tutte queste iniziative, è evidente che il nucleo è rappresentato dal supporto ad ogni elemento di disturbo (più o meno etnicamente fondato) che possa destabilizzare Stati dello spazio ex-sovietico non ancora completamente integrati in quello occidentale: in modo da interromperne il cammino in quella direzione (Ucraina, Georgia, Moldavia) o da impedirne anche solo l’utile avvio (Armenia, Azerbaijan).

Fin qui, che cosa ha ottenuto Putin (o, più in generale) la Russia? Francamente non tantissimo, o meglio, nulla di veramente “nuovo”. Se è ben vero che la strategia putiniana ha un apparenza tremendamente aggressiva, è anche vero che – nella sostanza – si è sinora limitata ad una rincorsa ad attestarsi nuovamente su alcune delle posizioni di influenza pregressa (detenute in realtà dall’Unione Sovietica) e non ancora solidamente occupate dall’Occidente.
In questo senso, Putin è senz’altro riuscito a mandare un messaggio al mondo (e ancor di più, a costringere il mondo occidentale ad ammettere che è vero). Chi – in Europa e nel Caucaso – non è già integrato (o non è riuscito ancora ad integrarsi) all’interno del mondo occidentale non deve aspettarsi alcuna sostanziale protezione da quest’ultimo (e segnatamente dalla Nato, che ne è il braccio armato). Con la conseguenza che i soggetti a cui questo messaggio è mirato devono considerarsi alla mercé della Russia, che può causargli senza tema di ritorsioni effettive proprio quello stato di instabilità permanente che è di ostacolo allo sviluppo di un paese (e che paradossalmente – in un circolo vizioso – allontana proprio quell’integrazione occidentale tanto desiderata, poiché l’occidente non si porta in casa Paesi instabili o con guerre civili più o meno in corso).

Al di là di questo, tuttavia, non ha ottenuto molto di più – ed anzi l’influenza guadagnata in campo politico/militare ha avuto e sta avendo semmai contraccolpi sul piano economico/sociale – posto che l’unico di questi stati che può avere una vera e propria importanza geostrategica rilevante è l’Azerbaijan e che per il resto parliamo di aree che non sembrano rappresentare risorse economico-strategiche idonee a modificare gli equilibri mondiali, o anche solo regionali.

Sotto questo aspetto – eliminato il fastidio per le modalità autoritarie, e spesso palesemente dissimulate, che utilizza la Putin (fait accompli, omini verdi e quant’altro) – in effetti quanto finora successo non sembra doverci allarmare più di tanto: così ritengono alcuni, sia tra quelli che hanno un tono più critico nei confronti di Putin (qui) sia tra quelli che invece riservano maggiori critiche all’Occidente (qui – pezzo interessante: paragona le iniziative di intromissione militare russa a quelle sistematiche ed autonome della Francia in Africa, per le quali nessuno si straccia le vesti). In altre parole, in una prospettiva che certo molti potrebbero ritenere ingenua e riduttiva, fin qua la Russia altro non ha fatto se non difendere i propri interessi geostrategici senza andare a compromettere realmente gli interessi geostrategici attuali di altri, ovvero dell’Occidente (se non quelli in proiezione, in una prospettiva di allargamento della propria sfera di influenza).

Ciò che dovrebbe realmente allarmarci, per converso, è semmai l’eventuale passaggio al livello ulteriore, qualora l’attacco o l’assalto (diretto o indiretto) avvenga nei confronti degli interessi attuali dell’Occidente, ovvero ad una delle sue parti integrate.
Finché Putin pasticcia con Stati che sono ai margini del nostro mondo – o tutt’al più che sono sulla soglia in perenne aspettativa – gli equilibri di fondo non mutano. Il cambio di passo ci sarebbe invece se improvvisamente iniziassero ad apparire omini verdi in un paese che è già parte dell’Occidente (avevamo già parlato qui della Lettonia come il terreno più adatto per una simile contesa, qui c’è un pezzo interessante che approfondisce lo status quaestionis) oppure se Putin riuscisse ad accreditarsi come interlocutore alternativo ed affidabile per qualche Paese occidentale in affanno, sostituendosi come sostegno economico e politico (e pensiamo ad esempio alla Grecia, si vedano qui le “relazioni pericolose” di alcuni esponenti politici).

Non so se realmente Putin possa mirare a questo sostanziale cambio di gioco, ad una sorta di fase 3, insomma: in molti potrebbero dire che il fatto d’esser giunto alla fase 2 dovrebbe allarmarci anche solo per il fatto che rende possibile l’upgrade (una posizione che comprendo ed in parte condivido, come ho già scritto non troppo tempo fa). Ma dubito, francamente, che Putin miri a questo.
Finora l’Amico Vladimir ha fatto passi aggressivi ma ben misurati, che contavano proprio su un efficace rapporto costi/guadagni, ovvero sul fatto d’esser molto scenografiche (la guerra! La mitraglia! La potenza!) ma di non poter scatenare contromisure troppo pesanti (Luhansk? Tskhinvali? Ma ‘ndo stanno? E soprattutto, come si scrivono?).

Non solo: il fatto che queste mosse siano formalmente rivolte verso “l’esterno” ci fa spesso sottovalutare la chiave di lettura “interna”.
È invece ben possibile che l’aggressività internazionale serva soprattutto a fini domestici, ovvero nel controllo dell’opinione pubblica, sulla quale si riverberano effetti utili sia sotto il profilo attivo dell’iniziativa realizzata con successo (difesa dei fratelli, agrandissement dello Stato), sia sotto il profilo passivo della reazione critica altrui (la psicosi da assedio: sono tutti contro di noi e noi siamo le vittime). Tutti temi che notoriamente drogano l’opinione pubblica e la distraggono da questioni più spinose, tipo “come mai a 25 anni dalla fine dell’URSS qui in Russia stiamo quasi tutti ancora sotto lo standard dell’occidente, e sì che diversamente da loro noi abbiamo pure le risorse naturali”.

In altre parole, se tutto questo serve in Russia, Putin si fermerà o non andrà oltre iniziative fastidiose ma analoghe a quelle già attuate, continuando ad alternare con l’opinione pubblica nazionale il bastone dell’oppressione diretta (vedi Nemtsov) alla carota del nuovo ruolo internazionale, il tutto condito dalla sua sapiente propaganda. Possiamo aver pena per chi continuerà a subire le sue angherie, ma non mi pare verosimile che questo trascinerà l’Occidente in una conflagrazione generale.

Quello che invece mi pare un pericolo più realistico è quello rappresentato dalla semplificazione tutta occidentale che postula il completo, monolitico, controllo dell’apparato da parte di Putin. Il timore, in questo senso, non è tanto che Putin non voglia limitarsi ad una fase 2, ma che il gioco gli sfugga di mano e che sia un incidente o, peggio, una porzione del blocco politico-sociale che lo supporta (e che finora è stato lui a controllare) a prendere il sopravvento, forzando la mano e dando l’avvio, più o meno inconsapevolmente, ad una fase 3.

Con tutte le imprevedibili conseguenze ed i rischi connessi. In questo caso, anche per noi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: