La rivincita della Sfiga

Uno dei capisaldi della democrazia liberale è la possibilità che, astrattamente, chiunque – anche il tuo vicino di casa – possa diventare capo del governo: ma siamo sicuri che, praticamente, vorremmo vedere alla guida della Nazione quel pirla del nostro vicino?
Non sono mai stato un fan dell’aristocrazia, a dire il vero: le prime prove date dai neoeletti M5S iniziano tuttavia a farmi rammaricare di quella volta che D’Alema, Veltroni e tutto l’attuale stato maggiore del PD appoggiarono le leggi Licinie Sestie (la citazione è uno scoperto tentativo di accreditarmi come dotto aristocratico e/o alternativamente come movimentista ironicamente critico verso il vecchio establishment democratico, non si sa mai).

Non mi dilungherò elencando i vari exploits – dai microchip agli scherzi telefonici, dalla maleducata arroganza all’ignoranza bella e buona – dei cittadini deputati e senatori: del resto l’elenco rischierebbe di essere presto superato, dato il tasso di penose figure in cui incorrono i grillini, nonostante il preteso silenzio stampa. Epperò l’incessante incespicare nella sciocchezza di questi personaggi inizia davvero a seminare dubbi sulle effettive doti intellettuali di questi tizi: ed il recente “commissariamento” comunicativo deciso dai vertici sembra confermare che questo dubbio l’abbiano anche Grillo e Casaleggio.
Non sto parlando di avere una laurea in fisica nucleare: qui sembra mancare quasi il buon senso, la capacità di interagire in modo normale con gli altri, la capacità dialettica e di analisi di fenomeni complessi, la cognizione del limite. Insomma, davvero questi non sembrano particolarmente svegli – almeno quelli che finora si sono esposti. Certo leggere dichiarazioni unilaterali tipo terroristi non aiuta a sembrare fulmini di guerra: ma d’altronde obbligarsi a comunicare così, come automi, non sembra proprio degno di un Nobel.

Intendiamoci, il fatto di non esser tanto svegli non è di per sé una cosa brutta: l’orso Puh è un mio mito personale, ma questo non significa che gli farei fare il Ministro dell’Economia (e su questo sarebbe d’accordo pure lui). Questi invece corrono verso il potere, corrono verso le responsabilità. Ed è una corsa sinceramente fastidiosa, come denunciava già quel “ci vediamo in parlamento” che altro non è se non una specialissima e negativa forma di “lei non sa (ancora) chi sono io”. È vero infatti che questi neoeletti sembrano arrivare allo scranno con una arroganza, con una voglia di redde rationem che assomiglia tanto ad un cocktail esplosivo tra l’“adesso vi facciamo vedere noi” ed un “abbiamo pazientato 40 anni”.

Ed osservando i loro interventi, dando un occhio alle loro bio, inizi a pensare di averli già visti. Sembrano dei classici outsiders, un po’ affaticati dalla vita, senza grandissima arte nè grandissima parte, prima dell’incontro illuminato con Peppe. Ma sì, tutti li abbiamo già visti, li ricordiamo benissimo, anzi no, non li ricordiamo affatto ed è proprio questo il problema. Sembrano quelli che a scuola (ma la cosa poi si ripete oggi a lavoro, nella vita) non erano niente, non assomigliavano a niente, non spiccavano per nulla. Né così vivaci da diventare leader né così scemi da diventare zimbelli, né così atletici da arrivare primi in corsa né così astenici da arrivare sempre ultimi. Quelli neppure abbastanza originali da fare i nerd. Sono quelli che quando guardi la foto di classe 20 anni dopo ti chiedi: e questo chi cazzo era? Insomma, i mediocri. Ecco cosa mi sembrano, ecco chi mi ricordano.
Ed ora sembrano aver trovato il loro treno. Sembra venuto il loro momento, è il momento in cui l’omino grigio, vittima di una vita di ingiustizie in cui (lui crede) nessuno s’è mai accorto delle sue potenzialità, in cui tutti lo hanno superato perché (lui crede) raccomandati, fortunati, disonesti eccetera potrà finalmente avere quel che gli spetta da una vita, e che gli è sempre stato (lui crede) sottratto dagli altri. Insomma, come fosse giunto il momento della vendetta per tutti gli sfigati. In estrema sintesi, il momento di inneggiare ai normodotati (non che in Parlamento finora ci siano stati sempre e solo geni eh: ma non credo che il “precedente” sia un argomento che l’M5S utilizzerebbe per giustificarsi)

Ovviamente non sono e non saranno tutti così i neoeletti grillini, ma quel che si è visto fin qui è questo (probabilmente gli intelligenti, poiché tali, veramente tacciono). Insomma sbaglierò, ma sembra quasi che nella crescita dell’M5S sia altrettanto cresciuto un equivoco di fondo: l’idea originaria di portare la gente comune in parlamento sembra essersi in effetti tramutata nell’atto di portare in parlamento gente mediocre, il cui tratto caratteristico che sembra trasparire è più che altro una sorta di revanscismo esistenziale.

Che poi questo risultato non sia nel DNA del movimento ma derivi più probabilmente da un metodo di selezione (questo sì, temo, sapientemente) organizzato attraverso il penoso circo delle parlamentarie youtube e l’ordalia degli attestati di fedeltà “da mò” al MoVimento, beh, questo è un altro problema. Ed è forse pure più grosso, perché lascia intendere che dietro all’intruppamento degli omini incazzati e bistrattati dalla vita c’è qualcuno che di mediocre non ha nulla, che è (lui sì) un vincente nella vita e che li guida come meglio crede. Insomma la manina intelligente dietro le quinte, mentre sul palco c’è un medioman vendicativo e neppure troppo arguto. Che è poi la critica più classica che si fa proprio all’M5S e l’aspetto più pericoloso ed irrisolto del MoVimento.

[sono stato parecchio acido e snob, lo so: spero che i cittadini senatori e deputati mi smentiscano presto, ne sarei felice]

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