Il nostro prossimo problema

Quando si tratta di dare consigli, la tentazione è troppo forte. Se poi si tratta di politica, è pure inutile che tento di resisterci. Diciamo che almeno ho la scusa per un post, sennò stai fresco e mi passano altri mesi di silenzio. E davanti a queste elezioni forse il silenzio sarebbe la cosa migliore. Ma non è il mio forte.

Dunque, chi votiamo? Iniziamo da Bersani, che è quello che voterò, così da essere chiari fin da subito. Certo, sarebbe stato meglio Renzi, non saremmo qui a chiederci se si riuscirà a vincere per un pelo oppure no e il personale politico democratico si sarebbe comunque rinnovato di più (per quanto, ad onor del vero, c’è una buona percentuali di “nuovi” tra gli eleggibili anche nelle liste del PD targato Bersani).  Lo voto intanto perché appare persona onesta, per quanto anzianotti, e perché propone una direzione di tipo progressista, per quanto non rivoluzionaria. No, in effetti i mezzi di produzione ai lavoratori anche stavolta non riusciremo ad ottenerli: epperò otterremo una tassazione di taglio più progressivo, un tentativo di salvaguardia della sanità e dell’istruzione pubblica, i patti civili, forse un taglio più ambientalista alle scelte di politica energetica, meno fantasia al bilancio. E, cosa ormai non secondaria (dove siamo arrivati), non ci dovrebbero capitare condoni di ogni tipo e leggi fatte apposta per sbendare la giustizia e la fortuna. Ma andrebbe votato anche al di là di annacquate ragioni di sinistra: è l’unica compagine che può tentare di formare un governo stabile (tentare, eh, non impiccatemi se poi finisce come al solito). Gli altri non riuscirebbero ad ottenere una maggioranza. Il che con tutta probabilità ci riporterebbe a qualche mese fa, che nessuno se lo ricorda ma stava per scorrere il sangue per le strade (e dite grazie a Monti, stronzi, che ha dovuto fare il lavoro sporco all’ultimo minuto per le colpe altrui e tutti a dargli addosso – che paese!).

La stabilità porta all’analisi del secondo, Grillo. Non è tanto per le modalità vagofasciste che non andrebbe votato: alcune belle idee? Sì. Confuse? Parecchio. Sì ho dato uno sguardo ai programmi eccetera, sinceramente non ho capito che vorrebbe fare a parte “cose buone”. Di fatto si tratta di un gran numero di parlamentari che avranno come minimo comune multiplo il no ad una serie di cose (la casta, i cazzi e i mazzi) ed il sì (essenzialmente solo) a Grillo e alla “crusca autoprodotta” (cit.). Sotto questo aspetto è un movimento paradossale, prigioniero dell’inconciliabile alternativa tra la mediazione matematica totale (l’auspicato conteggio dell’1!!1!!1!! su piattaforma internet ) e la sua negazione, ovvero l’adesione fiduciaria a ciò che dice e veicola Grillo o chi per lui sul web. Sarei interessato a vedere il governo di Grillo (non guidato da Grillo, che è solo un “megafono”, no?) e quali provvedimenti riuscirebbe a far passare con la sua ipotetica maggioranza: o quelli che dice lui o quelli che possono essere condivisi da soggetti che non hanno molto altro in comune (cose tipo, “al gabbio i cattivi” e “non demoliamo il Colosseo”, insomma). In ogni caso, se non vincerà (e non consentirà di vincere ad altri), ogni voto a Grillo aumenterà soltanto l’ipotesi di tornare al più presto ad elezioni anticipate. Ciao Partenone, ciao.

Tocca a Monti. Sinceramente, mi aspettavo di più. Non tanto e non solo per il fatto che alla fine s’è accasato con Fini e Casini (poteva avanzare, con ragione, anche lui qualche parvenza di novità, se ne fosse liberato) ma perché di fatto non ha mostrato un suo quadro più ampio, non è riuscito ad andare oltre l’immagine del bilancio in ordine e dell’agente teutonico in Italia. Ha tentato di battere sull’Europa, per dire ma in realtà non mi sembra abbia mostrato una vera e propria “visione” di come vorrebbe l’Italia, a parte non in fondo a un pozzo. Non so se sia dovuto al fatto che è uno super tecnico e di quello sa, ma il fatto che parli essenzialmente di economia (per quanto questo possa essere, ed è, importante) non basta. È necessario mantenersi, ma non basta ad essere felici.

In coda gli ultimi due. Iniziamo dal povero Giannino. No, povero sul serio. Mi spiace sia finita così (ovvio che se lo merita, non è un ragazzino, che cazzo, sapeva che sarebbe venuto fuori) con una gazzarra tutt’interna (Zingales, non m’hai convinto, te lo devo dire: non si ammazza il proprio movimento una settimana prima delle elezioni, tanto non c’era pericolo che le vinceste e Giannino lo facevate dimettere martedì, ma con più eletti in parlamento) e con i giornali del Padrone che sentono l’odore del sangue. Triste scoprire che è un borghese piccolo piccolo, anche Giannino, e non quel dannunziano urlatore della radio. Triste e inutile, tra l’altro, perché in Italia alla parola “accademico” la gente mette mano alla pistola (a proposito di fascismi striscianti nella società). Eppure Fare sembra(va?) avere qualche buona carta da giocarsi. Era bello vedere gente di destra che finalmente non è imbarazzata nel dire cosa vota. Per cui no, Oscar non lo voterò, e non l’avrei votato neppure prima di sapere che non è mai stato davvero un bimbo di mago Zurlì: però sarei felice se riuscissero a prendere qualche parlamentare, sarebbe una buona base per ricostruire una destra in Italia (magari con spezzoni di scelta civica, chissà, tra professori si capiranno – sì, sarcasmo kickhimwhenisdown).

Ed infine Ingroia. Rendiamogli merito: è grazie a lui che ho scoperto che Ingrao è ancora vivo. Per il resto, pollice verso. Basterebbe attaccarsi per l’appunto a sta storia del recupero dei vari Ferrero e Diliberto, ma in realtà direi che l’esperienza del partito personale del magistrato l’abbiam già vista. Non basterà colorarla un po’ di rosso per renderla plausibile. Magari non farà eleggere gli Scilipoti, ma insomma, nella migliore delle ipotesi sembra la versione giustizialista del frazionismo tipo della sinistra. Regola secondo la quale c’è sempre qualcuno che dirà di essere più a sinistra di te (sì, c’è senz’altro qualcuno che si sente più a sinistra anche di Ferrando, per dire) e che per questo dovrà assolutamente scassarti le palle finamen, se possibile fondando il suo partito, in questo caso addirittura personale (no, Giannino non è l’unico vanesio).

Ecco.

Oh cazzo, quasi quasi dimenticavo. Manca ancora Cav l’Impalatore. No, seriamente, ma di che stiamo parlando? Vanno spese parole per chi scippa virtualmente le vecchine in coda alla posta? Perché alla fine gli italiani decidessero di liberarsi di Cadorna, durante la prima guerra mondiale, ci vollero ben 11 – identiche, inutili e costosissime – battaglie dell’Isonzo: è dunque nei nostri geni patrii un po’ di difficoltà di comprensione e creduloneria. Però forse basta, forse riusciamo a non farlo arrivare neppure al 20%. Insomma, mi piace pensare che anche per Silvio sia giunta l’ora della 12esima battaglia dell’Isonzo, meglio conosciuta come Caporetto.

Ecco, le mie banalità le ho dette. Buon voto.

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