Rimane Renzi

Ok, domenica ci sono le primarie. Non è il caso di addentrarsi sul loro reale significato (tipo, ma l’alleanza allora comprende chi? Se vince Vendola anche SEL, vince Tabacci anche il centro, se vincono Bersani forse tutte e due, se vince Renzi forse nessuno dei due?) o su come potevano essere regolate (troppe formalità? Troppo poche?). Diciamo che sono il miglior esempio possibile di primarie, allo stato, in Italia. E non è poco, specie se aggiungiamo che sono le prime con una vera gara (ovvero non una sorta di plebiscito di conferma dell’unico leader possibile, come già accaduto in passato).

Detto questo, ora bisogna pensare anche a chi votare: e non basta il confronto sky, ovviamente, per quanto migliorativo rispetto al tappetino di Vespa. E me lo son chiesto chi votare, visto che tutti e cinque mi sembrano comunque persone degne, sensate e che fanno il trenino solo a capodanno. Allora, non avendo altro strumento d’indagine, non mi è rimasto che leggermi i loro programmi (geniale, eh?). Il che non è una cosa così semplice, perché sbobinarsi quel 120-130 pagine di cumulativo programma ipotetico del PD non è affar da poco neppure per uno che di politica un minimo si interessa. Intendiamoci, ho usato i programmi che i candidati hanno messo a disposizione sui loro siti ufficiali: magari ne hanno anche altri ma come elettore medio spero non mi si chieda di dover andare a cercare nei meandri del web i tomi che non sono stati resi accessibili con un click diretto. Vorrei essere molto sintetico nel trarre le mie impressioni, proprio per evitare di aggiungere pagine a pagine. Vediamo.

Vi dirò, m’immaginavo che la cosa si sarebbe sviluppata all’insegna del “trova le differenze”, ma così non è stato. Intanto ringraziamo decubertianamente Tabacci che ha ritenuto doveroso riassumere il proprio programma in una singola paginetta di fuffa forlianana. Non so se è che non voleva perder troppo tempo, date le circostanze, o se pretende che ci compriamo e leggiamo il suo libro-intervista per capire che vorrebbe fare. Intanto si è guadagnato il sardonico appoggio dei marxisti e tanto basti.

Veniamo agli altri. Intanto, diciamo che la corposità del programma varia abbastanza: si va dalle 16 pagine (in realtà meno di 8) di Bersani, passando per le 36/39 di Puppato e Renzi per arrivare (ma che sorpresa) alle 54 pagine divise per 21 diversi *.pdf (machecazzo) di Vendola. Ed in parte qui la quantità fa anche la qualità: quantomeno nel senso che il troppo poco è pure male.

Male perché il Pierluigi in buona sostanza non dice assolutamente niente di quello che vuol fare, nello specifico. Non che non dica nulla, eh, ma rimane sul generalgenerico: si dice che sia quello più a sinistra dopo Vendola, ma non saprei proprio confermarlo rispetto alle sue “10 idee per cambiare”. Per intendersi “Contrasteremo la precarietà, cambiando le norme e rovesciando le politiche messe in atto dalla destra nell’ultimo decennio” in sostanza che significa? Boh. E che “La funzione regolativa, il presidio di democrazia, partecipazione e servizi che assicurano gli enti locali sono beni assai preziosi per i cittadini italiani” vuol dire che coi Comuni e le Province intendi fare che? Mah. Certo è un po’ (giusto un po’)più preciso su alcuni argomenti (i diritti, per dire) ma mi pare assolutamente insufficiente. Lungi dal convincermi che sia più di sinistra, mi conferma che è più incline alla brevitas tabacciana e all’impegnarsi poco o niente sul quel che vorrebbe fare. Nel senso: se tra due anni voglio fare una verifica su quel che ha promesso, non mi mette assolutamente in grado di farla. Il che è proprio l’inverso dell’accountability che dovrebbe essere, oggi come oggi, il punto primo di un politico.

In questo senso gli altri tre son più precisi, chi più chi meno in relazione agli ambiti che più gli interessano – per dire Vendola è più preciso su diritti e finanza, meno su altro. Forse la Puppato è un po’ la più generica, Renzi su questo mi pare senz’altro il migliore (spesso specifica i contenuti di singoli provvedimenti legislativi ed economici). Questo anche perché Vendola e Puppato prendono un po’ una deriva totalizzante per cui Vendola ci parla di “rivitalizzare il ruolo delle biblioteche” (ma chi, il Governo?) e la Puppato di “limiti al consumo indiscriminato del territorio per l’edilizia abitativa” (sono due esempi ma ce ne sono molti): si candidano al Governo dello Stato, non a Sindaco né a Presidente di Regione, lascino perdere cose che non sarebbero di competenza (quantomeno esclusiva) loro. Belle idee, sia chiaro, ma fuori tema: e la carne al fuoco è già tanta già solo per lo Stato.

E veniamo infine alla sostanza, visto che ho già scritto molto. È giunta alla semifinale ma mi tocca scartarla: non tanto perché abbia cattive idee ma perché ho davvero difficoltà a pensare che il passaggio della Puppato dalla gestione della complessità di Montebelluna a quella dell’Italia intera possa essere davvero così rapido. E d’altro canto confesso che mi pare comunque un outsider, in una gara dove credo che si possa giocarsela anche per pochi voti.

E tra Vendola e Renzi? Beh, il programma di Vendola è ovviamente il più bello. In un altro mondo. Di fatto propone aumento di finanziamenti ed investimenti dello Stato in qualsiasi settore. Salvo che sulla difesa. Potrei essere d’accordo ma con quali soldi? Se pensa di finanziare tutto ciò che (di bellissimo) propone perché rinuncia a comprare gli aerei da guerra e alza le tasse al 75% sopra il milione di reddito, beh, buona fortuna. Questa della tassazione è, tra l’altro, un altro esempio dell’approccio vendoliano che non mi convince: porta scelte condivisibili (meglio, che vanno in una direzione condivisibile) ad una estremizzazione che le fa finire in favola e le squalifica. Sono d’accordo, per dire, ad aumentare (anche al 50%) l’ultima aliquota IRPEF, ma poi parti a proporre il 75% sopra il milione…oppure sì ai matrimoni gay ma poi ci agganci anche l’adozione dei bambini. Insomma, finisce per far saltare il banco, perché per cambiare tutto poi non si cambia niente, scordandoci che – per quanto possiamo odiarla – siamo in Italia. Insomma, non so se per calcolo politico, ma stra-fa e la cosa non mi piace.

Rimane Renzi. Fastidiosamente piacione, sì. Pure un po’ più di destra sì (tagli al personale in tutti i settori pubblici: ma poi perchè un settore pubblico pletorico è di sinistra?) ma non così tanto come si crede (esclude la scuola dai tagli di personale) ed anzi riserva sorprese (incentivare la partecipazione dei lavoratori all’impresa: anvedi). Soprattutto mi è parso, programma alla mano, il più trasparente: davvero potrò verificare entro un tot di anni se m’ha preso per il culo (non lo escludo) e questo mi rassicura un po’.

Poi, per l’appunto, siamo in Italia, quindi è bene non sentirsi troppo sicuri di niente.

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