La versione di Putin

Oggi leggendo La Repubblica ho fatto una scoperta: RussiaOggi. Si tratta di un inserto editoriale – allegato occasionalmente alla versione cartacea di alcuni fra i più importanti quotidiani mondiali (WP, Le Figarò, El Pais per citarne alcuni, ma non solo occidentali) – che ha anche una versione online, ben più grassotella, disponibile su www.russiaoggi.it.

La pubblicazione mi ha colpito, lo confesso, ma non riuscivo a comprendere esattamente di che si trattava: assomiglia infatti parecchio a quegli inserti che il Trentino Alto Adige (coi soldi nostri, ovviamente) pubblica ogni tanto, a pagamento, sui maggiori quotidiani nazionali, facendo (molto bene, peraltro) pubblicità alle proprie bellezze turistiche e alle proprie eccellenze produttive. Insomma propaganda a pagamento, sotto forma di finto giornale.

Ma in effetti questi inserti altoatesini sono chiaramente orientati al marketing territoriale, ovvero presentano solo tematiche che possano rilevare sotto il profilo economico (che si tratti di produzione, fiere o turismo): il nostro fresco e simpatico RussiaOggi, invece, parla anche e – mi vien da dire – soprattutto d’altro: di politica, società e cultura. A che pro, allora? Stimolare interesse generale e su questa base fare marketing nazionale? Mah. Forse una rapida ricerca su chi propone il giornale ed una rapida lettura di qualche pezzo potranno aiutarmi, ho pensato.

E già lì la cosa s’è fatta interessante.

Sì perché RussiaOggi – il cui fine proclamato sulla home è quello di far scoprire “al di là dei titoli di giornale” un “paese in costante movimento” – pare sia una longa manus della Rossiyskaya Gazeta che altro non è se non la “gazzetta ufficiale” della Russia (che pare abbia anche funzione di organo di stampa ordinario, oltre che di mezzo di pubblicazione ufficiale) che è di proprietà…dello Stato, ovvero in mano al Governo (un po’ come mamma RAI, ma temo con molti meno contrappesi, considerato che in Russia la lottizzazione politica ha una sola parte politica).

Ah ecco, ho pensato. Ma sei il solito malfidente pieno di pregiudizi, mi son subito detto. Leggiti un po’ di articoli, no? Del resto, come proclama il Chi Siamo, RussiaOggi è realizzato col contributo di “giornalisti professionisti indipendenti, appassionati del mestiere e ben informati sulla situazione del Paese” e contiene “articoli d’opinione scritti da commentatori con un largo spettro di punti di vista sui vertici del potere russo e sul governo”.

Alla faccia di Baffone e dei suoi emuli col muso da topo, RussiaOggi si è ritagliata uno spazio di libertà all’estero! Bravi! Mi immergo nella lettura degli articoli, che – seppur con periodicità – coprono tutti gli aspetti che possono interessare la Russia.

Diamo un’occhiata alla politica internazionale. Mi imbatto su un argomento scottante. E apprendo cose nuove, che i nostri giornali mica ci dicevano. Tipo, questa del 30 maggio è notevole: l’America, infatti, “minaccia di risolvere il problema siriano bypassando il Consiglio di Sicurezza dell’Onu” poiché del resto “la prima amministrazione Obama aveva preso in considerazione l’ipotesi di violare la Carta delle Nazioni Unite. Del resto anche la precedente amministrazione Bush aveva seguito un percorso simile, a partire dalla ingloriosa guerra in Iraq. In altre parole, gli Stati Uniti vedono come unica soluzione al problema siriano solo l’utilizzo di forze esterne, indipendentemente dall’autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu”. Quei guerrafondai degli Yankee. Mentre invece gli amanti della pace Russi “non hanno esitato a denunciare l’inconsapevolezza del Consiglio di Sicurezza” poiché “il modo migliore per evitare scenari catastrofici – ha detto l’ambasciatore russo è approvare il piano di Annan, e questi sforzi dovrebbero essere intrapresi da parte di tutti in conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Se ciò non avverrà, ci saranno conseguenze molto gravi per la Siria, ma non solo”. E infatti in ‘sti giorni le stiamo vedendo le gravi conseguenze del mancato cessate il fuoco per la Siria. Più per i siriani, a dirla tutta. Più per i bambini e le donne siriane a dirla tutta. Chissà che ne dicono oggi, su RussiaOggi. Vi risparmio la ricerca. Danno addosso ai gruppi di opposizione “che si trovano oltre i confini siriani, esortano la comunità internazionale a gettare bombe su Assad, a far cadere questo regine” e ci spiegano che “il rischio è grosso – ha detto – e potrebbe portare la regione verso la catastrofe. Mi auguro che coloro che sostengono certi gruppi di opposizione, capiscano”. Avete capito?

Vabè, una defaillance può capitare, del resto RussiaOggi ospita “commentatori con un largo spettro di punti di vista sui vertici del potere russo e sul governo”. Quindi anche quelli governativi, per dire. Ma proviamo ad andare più indietro. Un altro giornalista indipendente e ben informato ci chiarisce (articolo del 20 aprile) che Saakashvili – il nemico georgiano di Putin, se qualcuno si ricorda la guerra di qualche anno fa – “osannato durante la Rivoluzione delle rose del 2003 – in realtà più un regime change orchestrato ad arte che una sollevazione popolare e democratica – ha sì combattuto la corruzione (a basso e medio livello) e rilanciato l’economia del Paese (soprattutto per il circolo dei suoi tifosi), si è però dimenticato che le regole della democrazia non si dovrebbero applicare a singhiozzo”. Beh, un pezzo equilibrato. Mi ricorda qualcuno, tra l’altro, sto Saakashvili, a voi no?

Beh, due indizi farebbero già una prova. Ma è il caso di fare ulteriori verifiche. Ed infatti. Nel novembre del 2011, per dire, RussiaOggi ci spiega che benché il 52% della popolazione ritenga che Yulia Tymoshenko (altra leader di rivoluzione occidentalista) sia stata condannata per motivi politici, “di fronte al destino di Yulia non ci sono state rivolte popolari come qualcuno magari si aspettava, perché i problemi delle gente sono altri (…) Le tendenze autoritarie (…) sono considerate una questione da temere solo per il 14% della popolazione. Stando al suddetto sondaggio gli ucraini hanno molto più paura di perdere il lavoro (45%) che del giro di vite dell’élite al potere contro gli avversari politici. Il più grande timore degli ucraini (51%) è quello di non poter fornire un futuro migliore ai propri figli. I maggiori problemi del Paese sono infatti quelli economici (71%) e la corruzione (57%), solo in secondo piano ci sono le violazioni dei diritti umani (31%), i deficit democratici (10%) o la mancanza di libertà di stampa (2%)”. Hai capito gli Ucraini!?

Vi risparmio altri articoli di politica internazionale proposti da RussiaOggi e redatti da “giornalisti indipendenti e commentatori con un largo spettro di punti di vista”.

Però, passando alla politica interna (russa, ovviamente) mi pare interessante un articolo che – a dimostrazione della schiena dritta di questo “giornale” – non nega che Putin sia contestato, epperò… “solo il 7 per cento” dei russi “si dice pronto a partecipare alla proteste” mentre rispetto alle manifestazioni solo “il 7 per cento ha attribuito le proteste a un malcontento nei confronti della politica di Putin; interessante notare come il 9 per cento degli intervistati sia convinto che i manifestanti siano scesi in piazza solamente perché hanno del gran tempo libero”. I soliti fancazzisti che manifestano, in effetti. Anche sta cosa qua non so perché ma mi pare d’averla già sentita da qualche parte. Ma insomma, ci dice RussiaOggi, le proteste ci sono ma “sono supportate dal 22% dei russi, anche se solamente il 7% si dice pronto partecipare”.  E tutto questo ricordando che  “il 40 per cento degli intervistati ha un atteggiamento negativo nei confronti delle proteste e dei loro attivisti”. Insomma, molto rumore per nulla, i Russi, come gli ucraini, ci dicono i sondaggi, non gli interessa mica protestare.

Sono da premio Oscar, in effetti, tutti gli articoli sull’attività del governo. E le foto dei leader. Ah le foto dei leader. Roba che me li sogno stanotte, con lo sguardo fisso verso il futuro.

Ed il resto di RussiaOggi? Beh, un potpourri vario ed eventuale e in puro stile minzoliniano, parlandone da vivo, con argomenti tipo “Metro-fashion – La comunità dei sogni – Alla Giornata Internazionale dei Bambini – I Paperoni del legno” che possiamo ritrovare mutatis mutandis (forma e argomenti su RussiaOggi sono più occidentalizzati) sulla pagina dell’ambasciata dell’Uzbekistan del mai abbastanza lodato Islam Karimov (cui suggerisco comunque di fare una visita perché vale assolutamente la pena http://uzbekistanitalia.org).

Che dire? In sostanza la Russia di Putin compra spazi sui giornali del mondo, in massima parte occidentali, per vendere la sua versione dei fatti. La cosa preoccupante è che chi lo fa è diventato bravo, non usa più metodi da Pravda ma ha studiato con profitto alla scuola del giornalismo occidentale. I fatti non vengono nascosti, ma minimizzati. I commenti non sono eliminati, ma integrati e sostituiti da immaginifici sondaggi che ci dicono cosa pensa “veramente” la gente e che immancabilmente tolgono valore all’eventuale critica di sistema appena prima molto molto edulcoratamente riferita. Insomma, è il buco con Putin intorno. O l’anima di ferro del manganello di gomma. Qualcosa da noi l’han imparato, sul serio. E questo rappresenta un problema, perché rende ovviamente difficile, per le persone, distinguere il messaggio propagandistico da quello giornalistico.

Ma la cosa grave è che ad un’operazione del genere si prestino giornali italiani. Io capisco che a caval pagato non si guarda in bocca. Ma cacchio, La Repubblica! E vi risparmio il colmo dell’imbarazzo, quando a pagina 2 dell’inserto ho trovato il faccione tranquillo di Prodi che a RussiaOggi ha rilasciato una rassicurante intervista, con chiusura dedicata alle opportunità “energetiche”. Chi ha orecchie per intendere.

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